I Compensi degli Amministratori |
|
|
|
| Martedì 26 Maggio 2009 07:31 |
|
La Corte non è stata uniforme, ma secondo l’orientamento attualmente prevalente, in caso di comportamento assolutamente contrario ai canoni dell’economia, l’amministrazione finanziaria sarebbe in un certo senso legittimata a valutare l’inerenza dei costi esposti in bilancio all’attività da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa. Questo orientamento si basa sul principio secondo il quale le operazioni commerciali vengono effettuate in base al canone della convenienza, dell’economicità e delle condizioni di mercato. Seguendo la sentenza delle Sezioni Unite non sembra possibile attribuire all’amministratore l’onere di provare la gratuità del mandato sulla base di elementi oggettivi diversi dalla semplice evidenziazione dell’assenza della specifica delibera e dovrebbe, invece, spettare all’amministrazione finanziaria l’onere di provare (mediante il controllo della contabilità e, eventualmente, dei movimenti dei conti bancari) che, nonostante la mancanza di delibera, sia stato erogato, di fatto, un compenso all’amministratore. Inoltre, c’è da rilevare che non potrebbero derivare effetti fiscali da un’attribuzione di compensi da considerare nulla ai fini civilistici (poiché effettuata in assenza di apposita delibera) e le somme eventualmente attribuite agli amministratori dovrebbero essere considerate dei semplici crediti vantati dalla società nei riguardi degli stessi. Si ritiene, infine, che il sindacato della congruità dei costi deducibili da parte della società sia possibile soltanto se si riscontra l’effettuazione di un arbitraggio finalizzato a ottenere un risparmio fiscale dovuto, per esempio, a differenze nelle aliquote o nelle modalità di tassazione del reddito in capo a chi sostiene il costo ed a chi consegue il componente positivo. Fonte: Microsoft |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Maggio 2009 15:31 |